Addio al bianco-viola Gino

Ha chiuso gli occhi per sempre dopo molti mesi di sofferenza Gino Menicucci, fiorentino e arbitro internazionale. Già l’accostamento fiorentino-arbitro è una contraddizione in termini; una sorta di ossimoro calcistico. È come associare il prodotto ottenuto da un suino a un vegano o ciò che si ottiene spremendo l’uva a un astemio. Ecco: Gino Menicucci non era né vegano né astemio: non nel senso letterale del significato, ma nel senso che non si privava di nulla nell’esprimere ciò che pensava. In questo era un fiorentino DOC pur essendo nato, per i casi della vita, a Parigi. 

Quando ero ragazzino mi chiedevo sempre come mai “Il Signor Menicucci di Firenze" - come lo chiamava Sandro Ciotti alla radio -  non arbitrasse mai la Fiorentina. Non perché volessi favori per la mia squadra (come ci insegnò il grande Melani sempre meglio secondi che ladri), ma perché volevo finalmente qualcuno di imparziale e il Signor Menicucci, essendo di Firenze, sicuramente lo sarebbe stato. Qualche anno dopo quell’ingenuo desiderio (mi riferisco ovviamente all’imparzialità…) durante gli anni della mia gioventù lo ricordo opinionista al Processo del lunedì di Biscardi, una trasmissione che gli snob dalla puzzetta sotto il naso consideravano da volgari ignoranti ma che, volente o nolente, ha fatto la storia di un certo tipo di televisione che adesso (e adesso sì), ha sbracato buttando tutto in caciara e artificiosa lite.
 
Menicucci invece non faceva finta per nulla: gli ospiti li faceva incazzare davvero con la sua naturale faccia tosta e la proverbiale pancia-lingua senza filtro di “opportunità” o “politically correct” tipica di tanto ipocrito giornalismo. La sua espressione quando ascoltava annoiato aria fritta del tipo: “abbiamo rispetto di tutti ma paura di nessuno”, oppure “loro avranno il dente avvelenato”, o ancora “cercherò di mettere in difficoltà il mister” era più eloquente di mille parole: avrebbe volentieri interrotto quello strazio per passare piuttosto alla pubblicità. Insomma: Gino era uno di noi. Era un fiorentino che preferisce avere pochi amici sinceri che molti di circostanza come ha appurato sulla sua pelle durante la sua terribile e avida malattia che lo ha divorato mentre tutti quelli che ridevano alle sue sincere esternazioni, cioè esattamente quello che tutti pensavano ma che soltanto un fiorentino aveva il coraggio di affermare, sono lentamente svaniti come colpiti da un incantesimo di Harry Potter.
 
Il nostro Gino ha avuto il privilegio di arbitrare la sua e la nostra Fiorentina soltanto in qualche rara occasione: in una di queste era il 1976 e la viola di Mazzone, approfittando della sosta del campionato per l’impegno della nazionale, affrontò in amichevole i romeni del Brăila. Quando il portiere ospite riuscì a respingere un calcio di rigore tirato da Casarsa, il suo compagno di squadra romeno Simion fece un gesto irriverente a Gino - come dire. “Oh becca!” (trattandosi di romeno non conosceva la nota allocuzione “Oh puppa!”) - beccandosi così il rosso diretto dall’inflessibile arbitro.
 
9 gennaio 1980: Gino Menicucci arbitra la Fiorentina impeganta in amichevole contro la nazionale cinese. Qui parla con il Capitano Antognoni  
 
 
Sì perché Gino Menicucci inflessibile lo era davvero: il suo carattere scanzonato non lo esimeva dal fare i conti quotidianamente con la propria coscienza uscendone sempre vincitore. Un paio di anni prima del suo rosso all'irraguardoso romeno, non esitò a denunciare un tentativo di corruzione per lui e il suo staff indicando a tutti - magari invano - che la rettitudine nel mondo del football era possibile. Durante la sua irreversibile malattia per denunciare la sua solitudine dal mondo al quale aveva dedicato una vita, ha dovuto urlare il suo bisogno di riconoscenza secondo il suo stile fiorentino: niente giri di parole o morbide metafore. Via di pancia e di cuore come è stata tutta la sua vita. Siccome la sua illibata franchezza dava fastidio, ha preferito andarsene accudito esclusivamente dall’affetto dei suoi familiari e dal nostro pensiero.
Era per i Bianchi di Santo Spirito e per i viola di Firenze.
Di cuore come piaceva a te Gino: ci mancherai.           
 

Autore

 

Massimo Cecchi

 

 

 

 

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