Antognoni e le canzoni

Su Giancarlo Antognoni è stato detto tutto. Aggiungere una dichiarazione d’amore alle tante che Firenze gli ha già dedicato è sicuramente superfluo. E’ stato da subito la nostra luce, il faro che ha guidato la fragile nave viola nei faticosi anni ’70 e che l’ha portata nei mari nobili all’inizio del decennio successivo. Era bello e biondo come un arcangelo. Divina la sua eleganza calcistica. Chi ha avuto la fortuna di ammirarlo sin dai primi passi ha negli occhi quell’esordio dirompente sull’erba del Bentegodi. Sembrava un veterano, ma era solo un ragazzino.


E in fondo lo era anche due anni dopo quando esordì in azzurro contro i più forti. Era l’Olanda di Sua Maestà Cruijff, il leader della “Rivoluzione Arancione”, ma quel giorno per fermarlo dovettero picchiare duro. Giancarlo le prendeva, si rialzava e incantava. Dopo pochi minuti mandò in rete Bonimba, poi prese palla nella sua metà campo e scese come sapeva scendere lui: testa alta e falcata lunga. Un animale provò ad azzannargli una gamba, lui barcollò, ma fu solo un attimo, poi da distanza siderale lasciò partire un collo pieno di rara bellezza. Un missile dalla traiettoria perfetta, non quella dei palloni di oggi... Fu un gol bellissimo, troppo bello per essere convalidato. Era il 1974. Già… sono arrivato appena al 1974, la mia dichiarazione d’amore è ancora all’inizio. Ci sarebbero mille cose da dire ma non posso andare avanti, non per questa volta. Tradirei le mie convinzioni esposte nell’incipit se sprecassi ancora inchiostro per cantare Antonio. Non ce n’è bisogno.
 
Ma allora che fare? Come omaggiare il mio eroe bello e sfortunato in modo semplice, leggero e nuovo? Ah, ecco, un modo c’è! Ricordarlo con le parole di altri… sottolineare che Antognoni è anche cultura popolare e che lo puoi trovare perfino nelle canzoni. Le canzoni della mia infanzia. Proprio qui, sulla libreria vicino a me c’è un disco in vinile di Beppe Savoldi. La favola dei calciatori. Facevo l’asilo quando me la comprarono. La sapevo a memoria. La so a memoria. Ogni tanto la uso per addormentare mio figlio: Albertosi era amico di Zoff, Antognoni Rivera incontrò… Mamma mia, c’è tutto il calcio più bello…
E quella di Pupo? Cavolo non ce l’ho più. Dove l’avrò messa? 
 
Troppi traslochi… però che meraviglia! Mi rivedo nella cameretta di allora mentre aggeggio col mangiadischi. Una signora senza suo marito, la guardo bene è solo un travestito. Non capivo. Ma che me ne importava!? Il bello arrivava dopo: i primi pendolari la mattina, quest’anno è forte la tua Fiorentina. Un tuffo al cuore. Eravamo forti davvero!  Poi subito dopo arrivava Lui. Una rima buffa, quasi puerile ma dentro, in fondo, c’è tutta la storia del nostro 10, tanto amato, quanto discusso dagli eretici: la colazione con i bomboloni e guai a chi parla male di Antognoni…

Che tempi… ma ce ne sono altre?  Altre canzoni con Antonio?  Sì, certo, c’è quella di Rino Gaetano: Nuntereggaepiù. Antognoni dentro un capolavoro come questo, che onore! Avvocato Agnelli, Umberto Agnelli, Susanna Agnelli, Monti, Pirelli, dribbla Causio che passa a Tardelli, Musiello, Antognoni e Zaccarelli… Che ritmo, e c’è pure il dualismo con il baffo granata! 
 
 
La copertina del 45 giri in vinile di "tira...Goal"  
 
Poi mi viene in mente Alleluja, quella con Antognoni, Gullit e Platini. Ve la ricordate? La cantavano le “Football Stars ’86” per beneficienza. Mi fiondo subito su You Tube e la rivedo. Guarda come è vestito Ciccio Graziani! E c’è pure Trifunovic, pazzesco. Antonio sempre elegante. Ma qui è lui che canta, non vale. Cerco di pensare a una dove è citato nel testo. Mi viene in mente lui da Dorelli più di trent’anni fa. Forse era “Premiatissima”. Cantò Bellezza in Bicicletta. Stonatissimo, Dorelli si scompisciava dalle risate… 
 
Ma è altro quello che cerco. Ah ecco, l’ho trovata! Baglioni, Claudio Baglioni. Quella del ragioniere che ha giocato la schedina. Quasi preistoria, chiedete un po’ ai vostri figli se sanno cos’è la schedina. Ma non importa, ve la ricordate? … se pareggerà il Cesena, una villa con piscina, la schedina con la mente lui rifà: 1X, X2,1X, 1X, 11, 21X,... chissà se va bene, 21X…  E poi di seguito, con il ragioniere che non pensa ad altro, finché non arriva a casa e mentre sale c’è un odor di maccheroni col ragù, si dimentica Antognoni, dà un bacetto ai suoi bambini e ai milioni non ci pensa proprio più!

Era il 1975, sono trascorsi quarant’anni. Non sono il solo a dire che “i campioni passano ma la Fiorentina resta”, eppure ogni tanto mi sembra di avere torto.
Ciao Antonio, alla prossima canzone!
 
 
 

Autore

 

Filippo Luti

 

 

 

 
 

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