Giuliano e Marco, due tiri imprendibili

23 SartiEra poco più di un ragazzo Giuliano Sarti quando arrivò a Firenze. Era il 1954, aveva ventuno anni da compiere e quel sorriso calmo e sereno di chi sa il fatto proprio e che lo ha accompagnato per tutta la sua vita. Arrivava dalla Unione Sportiva Bondenese, una formazione di promozione della provincia di Ferrara che aveva visto centrocampista anche Italo Allodi, manager e dirigente di calcio tra le altre anche della Fiorentina di Pontello.Giuliano era nato a Castello d’Argile, paese a nord di Bologna e, oltrepassando l’Appennino per Firenze (il primo contatto con la Fiorentina avvenne nel febbraio del 1954 per un provino e poi in pianta stabile dall’aprile dello stesso anno), trovò come titolare della maglia numero uno di portiere un mostro sacro come Leonardo Costagliola e un agguerrito numero dodici come Mario Grandi, altro bolognese, e appena rientrato dal Pisa per il termine del prestito.

 

Grandi, di tre anni più esperto di Giuliano, aveva già alle spalle con la maglia viola sia il debutto nella massima serie che nella Coppa Grasshoppers per la quale contribuì alla vittoria con due presenze. Insomma al vita era dura per questo ragazzone dalla flemma albionica e dalla volontà teutonica. Il suo debutto assoluto con la maglia viola avvenne in Svizzera, a Bulle, durante il ritiro gigliato nel giorno dell’Assunzione in cielo della Vergine Maria. Si trattò di un test contro la formazione locale e nel quale, nei tre tempi disputati, scesero in campo complessivamente ventotto giocatori - praticamente tutti quelli a disposizione - tra i quali anche Giuliano Sarti che sostituì Costagliola. Basteranno pochi giorni, era il 21 agosto, per vederlo titolare in una vera amichevole - sempre in Svizzera - contro il Bienne, all’epoca in seconda serie, e nella quale la Fiorentina si impose per 3-1.

Virgili e Sarti a Coverciano Foto Locchi Copia

Giuliano Sarti scherza con Giuseppe Virgili durante un allenamento


L’intera prima parte dell’annata trascorse per Giuliano tra panchina e qualche apparizione in amichevole: fu presente anche nella famosa gara contro la Pistoiese del 27 ottobre 1954 durante la quale scesero dal cielo dei fiocchi simili alla neve e furono avvistati oggetti non identificati. Qualche buontempone alla Orson Wells diffuse la fregnaccia degli alieni. Il bello è che in tanti ci credettero pure…
Per vedere Giuliano debuttare nella massima serie i tifosi viola dovettero attendere il 24 aprile del 1955 nell’incontro Fiorentina-Napoli: i ragazzi di Bernardini arrivavano da due pesanti sconfitte consecutive - Milan e Atalanta - durante le quali Nardino Costagliola aveva incassato nove reti. Pur incolpevole, Bernardini scelse di far riposare l’abbattuto Nardino per far posto allo scalpitante Giuliano. L’incontro terminò senza reti ma quel giorno iniziò la gloriosa carriera del giovane bolognese e terminò l’altrettanto gloriosa carriera del tarantino.
Nella Fiorentina dei primati dell’anno seguente, Sarti costituiva probabilmente l’unico punto interrogativo di una difesa supercollaudata, un centrocampo che di lì a poco sarebbe stato aggiustato da Fuffo con l’inserimento di Prini, e un attacco delle meraviglie con Julinho, Montuori e Virgili. Lo stesso Sarti raccontava che in quella magica stagione le rare volte che subiva una rete, l’esperto Francesco Rosetta si rivolgeva a Giuseppe Chiappella chiedendogli ingenuamente: “Ma non poteva prenderla?”. Questo perché Giuliano, avendo un innato senso del piazzamento, difficilmente si tuffava platealmente. I tiri che non riusciva ad acchiappare erano assolutamente imprendibili ma la calma olimpica che sfoggiava faceva scambiare imprendibilità con sottovalutazione o con sufficienza In realtà Giuliano, per quel tipico carattere socievole dei bolognesi, detestava stare tutto da solo in porta e quindi cercava di avvicinarsi il più possibile ai suoi compagni. Questo atteggiamento lo portò a interpretare il ruolo non come lo intendevano i grandi del tempo come Moro o Ghezzi, ossia di un acrobata a caccia di palloni volanti, ma come un giocatore come gli altri, pronto a intervenire dal limite dell’area presso il quale stazionava in caso di necessità. Giuliano insomma era avanti. E quei burloni di fiorentini che lo appellavano come portiere d’albergo si ricredettero ben presto, capendo che la versione di Giuliano era proiettata verso il futuro di qualche decennio.

 

 Giuliano Sarti in allenamento Edizione sconosciuta Copia

 Giuliano durante un allenamento al comunale


Era un uomo elegante sotto tutti i punti di vista: non solo quindi tra i pali ma anche nel portamento, nei suo modo di porsi e in quel suo parlare di calcio con l’efficacia della sintesi tipica di chi ha idee semplici ma chiare. Impossibile non restarne affascinati. Come rimanevano ammaliati gli attaccanti avversari che, lanciati a rete soli davanti a lui, attendevano l’ultimo istante per verificarne le mosse. Attesa inutile perché era sempre lui a vincere in quel giochetto e il tiro lo trovava sulla traiettoria, leggermente piegato sulle gambe, gli occhi fissi e concentrati sulla sfera, le braccia abbassate e le mani aperte pronte ad abbrancare il pallone.
Il primo imparabile tiro della sua vita lo ha colto nella giornata di ieri, 5 giugno. Aveva 83 anni.
Marco Bertelli, il nostro caro amico Marco, era un grande appassionato e grande tifoso della Fiorentina. Sempre presente alle manifestazioni del Museo, del quale era componente affidabile, svolgeva gli incarichi con l’impegno e la professionalità disinteressata che soltanto il cuore ti può dettare. Anche Marco aveva imparato, suo malgrado, a fare il portiere. Nella sua vita aveva respinto con coraggio e tenacia molti tiri mancini del destino. Anche lui è stato in piedi sino all’ultimo istante. Il tiro era però stavolta imparabile.

 

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Marco insieme ad una delle passioni della sua vita: il viola di Firenze


È quindi con immenso dolore che abbracciamo con affetto Patrizia, la moglie di Marco e la famiglia di Giuliano Sarti. Salutiamo i nostri due amici accumunati da un giorno nel quale sono stati superati da altrettanti imprendibili tiri.

 

Autore

Massimo Cecchi

6 giugno 2017

 

 

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