Schiavio, una storia di rispetto tra Bologna e Fiorentina

A partire dal 2008 la Union of European Football Associations ha lanciato la nota campagna “Respect” attraverso una serie di iniziative per lottare contro ogni tipo di discriminazione. Respect Diversity, Respect the Game e Respect the Enviroment sono i tre pilastri di larghi progetti a sostegno dell’impegno civico per combattere le emergenze sociali attraverso l’universale messaggio del football. Cosa è accaduto? Siamo arrivati lunghi?

 

 Nel 1928 il Bologna guidato dall’austriaco Hermann Felsner - futuro tecnico viola - punta al secondo titolo dopo quello storico del 1925: si trattò della prima vittoria di una formazione fuori dal triangolo Genova-Piemonte Milano del football pionieristico, seppure tra mille polemiche dei rossobleu genovesi per gli incontri di finale del girone Nord (ne furono necessari ben cinque) proprio contro i rossobleu bolognesi. Il campionato, diviso in due gironi A e B, vedeva la giovane Fiorentina inserita proprio nel girone del Bologna. I biancorossi gigliati, al primo impatto con il football nazionale, furono travolti dall’inesperienza inanellando una serie di pesanti sconfitte che li relegarono all’ultimo posto della classifica finale. Il 25 novembre 1928 però i ragazzi di Csapkay disputarono contro il Bologna la loro migliore partita della stagione. Al fuoriclasse ospite Angelino Schiavio bastarono pochi minuti per portare in vantaggio la propria squadra: ricevette palla da Antonio Busini - altro futuro viola - e trafisse il portiere biancorosso Mario Sernagiotto. La botta fu forte: una traversa di Giuseppe Muzzioli e un palo di Alfredo Pitto - portato anch’egli a Firenze da Felsner nel 1931 – sembravano preludere alla goleada felsinea. Il ritrovato orgoglio biancorosso ebbe però la meglio: la Fiorentina reagì trovando dapprima il pareggio con Italo Bandini, e poi addirittura il vantaggio a inizio ripresa grazie a Mario Meucci. Il grande entusiasmo biancorosso e dei suoi tifosi fu però di breve durata perché Schiavio – ma pensa un po’ – pareggiò al 61’. A questo punto accade il fatto che decise l’incontro: saltando in contrasto proprio con il fuoriclasse bolognese, Carlo Giacomelli cadde malamente fratturandosi la clavicola. Il dolorante difensore biancorosso fu costretto ad abbandonare il terreno di gioco e per Angelino fu a questo punto uno scherzo siglare, poco dopo, il suo terzo goal che valse la vittoria.

Sin qui tutto normale: senonché i campioni bolognesi, oltre a Schiavio ricordiamo il due volte Campione del mondo con la Nazionale Eraldo Monzeglio, prima di riprendere la strada di casa, si recarono all’ospedale di Careggi per fare visita allo sfortunato difensore biancorosso per accertarsi della sua salute e portargli una parola di incoraggiamento. A distanza di ottanta anni da quel semplice gesto, siamo quindi a parlare di “Respect” per recuperare il terreno perduto tra logiche individualistiche e comportamenti aggressivi in ogni settore della vita. L’impresa del tifoso bolognese Edoardo Corvinelli - sulle orme del nonno e dello zio che percorsero a piedi la distanza tra Bologna e Firenze pur di vedere i loro campioni quel 25 novembre del 1928 - ci rimanda al football che amiamo: sacrifici per una passione, rispetto per l’avversario e amore verso un campione - Angelo Schiavio - che nacque a Bologna, crebbe calcisticamente nel Bologna, trascorse la sua intera e incredibile carriera nel Bologna (249 reti), fu allenatore del Bologna e si spense nella sua Bologna all’età di 85 anni.

Il “Respect” non era necessario attaccarlo con una pecetta sulla maglia: era nell’animo.

 

 

 

Autore

Massimo Cecchi

16 settembre 2017

 

 

 

 

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