Firenze oltre l'arte ha un'altra eredità,
eroi in Campo Marte tra presente e eternità
del tempo ne è passato su quella maglia viola,
qualcuno se n'è andato ma resta nella storia
non si cancella niente ricordalo a tuo figlio,
le glorie del passato incise su quel giglio
se metti quella maglia anche una volta sola,
per sempre tu sarai un'anima viola
Il nostro caro e indimenticabile amico Andrea Pazzagli è stato capace con queste poche parole di una sua canzone a descrivere con semplicità e straordinaria efficacia cosa significhi indossare la maglia viola anche soltanto per una volta.
Ebbene proprio Pietro Bonetti, portiere in seconda di Nardino Costagliola nella stagione 1952/53, ha indossato quella maglia propria una volta soltanto: fu il 28 dicembre del 1952 e a Firenze, nella partita inaugurale della prestigiosa Coppa Grasshoppers che sarà poi vinta proprio dai Viola, le cavallette di Zurigo vinsero per tre reti ad uno. Un rigore e due contropiedi furono fatali alla formazione allenata da Renzo Magli che, nel corso della stagione fu poi sostituito, tra mille polemiche, da quel Fulvio Bernardini che portò a Firenze il tricolore per la prima volta. Pietro, classe 1922 e bresciano di nascita, ha legato una larga fetta della sua brillante carriera alla città di Genova: Sampierdarenese, Sampdoria e poi, per quei casi malvisti dai tifosi ma non infrequenti nel professionismo, Genoa. La Fiorentina, alla ricerca di un affidabile sostituto in caso di necessità per Leonardo Costagliola che l’anno precedente era stato “supportato” da Luciano Tessari rientrato alla Roma per fine prestito, andò su Pietro con la certezza di non fallire. L’ottima stagione di Nardino associata alla totale assenza di infortuni, negò, oltre alla già citata partita di Firenze contro il Grasshooper, palcoscenici importanti a Pietro che si dovette accontentare di due apparizioni in amichevoli pre-campionato - contro Empoli e Brescia - e nella prestigiosa amichevole di Marsiglia contro l’Olympique disputata al Velodrome il 21 maggio 1953 prima delle due ultime giornate di campionato.

Una formazione viola del 1952/53. Da sinistra in piedi: Magli, Costagliola, Biagioli, Venturi, Ekner, Chiappella e Mariani.
Accosciati: Magnini, Beltrandi, Lucentini e Cervato
Siamo sicuri che proprio quel pirotecnico incontro di Marsiglia, terminato in pareggio per 3-3, fu per Pietro un autentico spasso: amante della vita e di tutte le sorprese che questa potesse riservare, un incontro così ricco di emozioni non poteva che entusiasmarlo.
Pietro se ne è andato. Leggendo la sua carriera da calciatore - si cimentò anche nel cinema e nell’aviazione civile - si deduce che è stato molto genovese, tanto blucerchiato e poco viola. Eppure oggi piangiamo anche noi per la mancanza di un lembo del nostro cuore.
Giungano alla Sua famiglia i sentimenti della nostra vicinanza in un momento così triste. Giunga al caro Pietro un invito: quando vedrai il tuo collega Andrea, digli che la sua bellissima canzone sembra scritta per te.
Grazie e arrivederci Pietro
Autore
Massimo Cecchi





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