BATTITO VIOLA

24 marzo

24 MARZO 2007: Pazzini scrive il primo capitolo della storia del nuovo Wembley

Massimo Cecchi
 
Tra il vecchio stadio di Wembley e il nuovo impianto ci sono sette anni di lavori di ristrutturazione: il filo che li lega è viola. Nel 1999 la Fiorentina fu l’ultima squadra italiana a violare quel terreno di gioco grazie a una magia di Batistuta che trafisse l’Arsenal. Nel 2007, alla prima partita della nuova struttura, l’attaccante viola Giampaolo Pazzini vestito con la maglia azzurra della Nazionale under 21, marca una splendida tripletta che entra nella storia. È il 24 di marzo: la giovane Italia di Pierluigi Casiraghi onora i pari grado padroni di casa inglesi con una visita per un’amichevole che si rivelerà uno spot per il football. 
Insieme ai suo compagni di squadra nella Fiorentina Potenza e Montolivo, Pazzini entra in campo con la sua consueta feroce determinazione che, dopo appena una manciata di secondi, concretizza con una cannonata che si insacca alle spalle del portiere britannico Camp. Il pareggio inglese alla mezzora, opera di Bentley, galvanizza i ragazzi di Pearson che a inizio ripresa passano ancora con Routledge. Giampaolo riporta nuovamente in parità il match in appena sessanta secondi: cross di Mantovani e colpo al volo dell’attaccante di Pescia. Ma è alla terza segnatura di Giampaolo in contropiede - dopo il nuovo momentaneo vantaggio britannico con Derbyshire - che i sessantamila di Wembley non possono esimersi dall’alzarsi in pedi a tributare un’autentica ovazione al viola. 
L’incontro termina quindi in parità per 3-3 con Giampaolo che esce dallo stadio con il pallone sotto braccio come è tradizione per gli autori di una tripletta.
 
Riproduzione dell’articolo consentita solo previa citazione della fonte www.museofiorentina.it e del nome dell’autore
 
 

23 marzo

23 MARZO 1997: Un raggio di sole in un campionato grigio

Filippo Luti
 
Il 23 marzo 1997, contro il Parma, avversario di rango che ambisce allo scudetto, la Fiorentina riesce finalmente a convincere e a incassare tre preziosi punti che non guariscono però il mal di classifica. Alla moltitudine di abbonati viola il centro classifica piace ben poco, ma il campionato 96/97 questo riserba. Tornando allo specifico della gara, quella contro i ducali è sicuramente una delle partite più felici della stagione. La vittoria è meritata. Fin dall’inizio Batitstuta & Co. hanno severamente impegnato Buffon (ottimo, come tutto il reparto difensivo parmense) ed è quasi paradossale che soltanto grazie a un’autorete di Thuram (al 33° del primo tempo su tiro di Rui Costa) i gigliati siano riusciti a segnare. Ma va bene lo stesso ovviamente. La Fiorentina a trazione anteriore (Oliveira e Kanchelskis sulle fasce più Batigol, Robbiati e Rui) ha divertito e almeno per questa sera a letto coi giramenti ci andranno gli avversari.
 
Riproduzione dell’articolo consentita solo previa citazione della fonte www.museofiorentina.it e del nome dell’autore
 
 

22 marzo

22 MARZO 1964: Un intero stadio avversario urla il nome di Kurt
Massimo Cecchi

Non è frequente che uno stadio intero applauda un avversario riconoscendone il valore e la superiorità tecnica. È capitato a Kurt Hamrin - a chi sennò? - il 22 marzo del 1964 al termine della gara di campionato al Dino Martelli tra il Mantova e la Fiorentina.
La forzata assenza di Schnellinger aveva obbligato il tecnico virgiliano Bonizzoni a inserire Gerin a guardia dello svedese viola con la speranza che questi riuscisse nell’intento vista la buona prova offerta contro un’altra forte ala destra come Jair. Lo stesso Gerin aveva vittoriosamente fermato l’anno precedente proprio Hamrin che, al termine della gara, riconobbe il valore dell’esterno difensivo sinistro mantovano.
Già al 17’ però Kurt si impadronisce del pallone sfruttando un corto retropassaggio verso Zoff proprio di Gerin, resiste al tentativo di ritorno di due avversari e marca agevolmente il primo punto. Trascorrono pochi minuti e lo stesso Hamrin trasforma un rigore concesso per un fallo su Seminario. A questo punto l’incontro è virtualmente terminato: resta soltanto il duello personale tra Gerin e Hamrin, con una traversa colpita dallo svedese, e la terza rete viola di Lojacono che arrotonda il punteggio.
Al termine della gara tutti gli spettatori, incantati dalla leggerezza e dalla concretezza dell’asso viola svedese, gridano a gran voce il suo nome per omaggiarlo della grande prova offerta. Lui, al solito, ringrazia con un cenno come a minimizzare quello che aveva combinato.
Esiste qualcuno più grande di lui?

Riproduzione dell’articolo consentita solo previa citazione della fonte www.museofiorentina.it e del nome dell’autore

 

21 marzo

21 MARZO 1962: L’imprendibile Hamrin fa perdere le staffe ai viola
Massimo Cecchi

Ci sono due modi per accettare una sconfitta: applaudendo l’avversario più forte al termine della gara oppure praticare sul campione avversario più temibile gioco falloso o scorretto. Di solito, in questo secondo caso, si tratta di frustrazione di fronte all’impossibilità di fermare correttamente l’imprendibile giocatore. È quanto successe il 21 marzo del 1962 nella gara di andata della semifinale di Coppa delle Coppe tra la Fiorentina e gli ungheresi dell’Ujpest: quel pomeriggio Kurt Hamrin non sarebbe stato fermato nemmeno da una difesa formata dai migliori al mondo, figurarsi da onesti praticanti di questo sport. Al 7’ Hamrin è già in rete balzando come un felino su una corta respinta del portiere e insaccando senza problemi. Il forte vento non disturba le fluide manovre degli uomini di Hidegkuti che però non riescono a raddoppiare se non a inizio ripresa: ancora Kurt riceve palla da Aurelio Milani, si libera di un avversario con un passo di ballo e fulmina per la seconda volta Long. Sul 2-0 per i viola fiorentini (oggi in tenuta rossa per doveri di ospitalità) i viola ungheresi perdono la brocca e cominciano a menare come su un ring. Ne fanno le spese Ferretti, Milan, Milani (che reagisce con un jab di giustezza a Kapostza) e, soprattutto, il nostro Kurt colpito a freddo in maniera assolutamente incomprensibile se non per un match di kick-boxing. L’arbitro inglese Kelly nel frattempo, forse innamoratosi del Chianti durante il suo soggiorno fiorentino, lascia beatamente correre senza mai intervenire se non per fischiare la fine della gara con quasi due minuti di anticipo.
Comunque i nostri ragazzi ipotecano la seconda finale consecutiva di Coppa delle Coppe e, soprattutto, salvano gambe a caviglie. Le minacce ungheresi per la gara di ritorno non spaventano i leoni viola.     

Riproduzione dell’articolo consentita solo previa citazione della fonte www.museofiorentina.it e del nome dell’autore

 

20 marzo

20 MARZO 1970: Marzo da dimenticare
Roberto Vinciguerra

La Fiorentina campione d'Italia di Pesaola era giunta al marzo 1970 ancora in corsa su tre fronti: nei quarti di finale di Coppa Campioni l'aspettava il Celtic, in campionato si trovava al terzo posto a soli tre punti dal Cagliari capolista ed in Coppa Italia doveva affrontare il Varese nella "bella" valida per i quarti di finale.
Il terzo mese di quel 1970 poteva regalare ai tifosi viola altre grandi soddisfazioni, dopo il successo in campionato di dieci mesi prima.
Purtroppo, per l'undici viola, quel marzo si trasformò in un mese di delusioni che, di fatto, vide la Fiorentina uscire, nel giro di pochi giorni, sia dalla corsa europea che quella tricolore.
L'incredibile escalation iniziò a Torino il primo marzo con una sconfitta di misura (1-0 con gol di Mondonico) contro i granata in piena crisi di risultati. Poi il 4 marzo a Glasgow, nella gara d'andata dei quarti di finale di Coppa Campioni, maturò la sconfitta per 3-0 contro il Celtic (in cui pesò la scellerata scelta di Pesaola di non includere fra i titolari Chiarugi). L'otto marzo fu il Bologna (che "galleggiava" a metà classifica) ad infliggere il terzo dispiacere mensile ai viola, imponendosi per 1-0 a Campo di Marte con un gol di Savoldi. Il 15 marzo la Fiorentina rischiò addirittura di perdere a Bari (penultimo in classifica), dove riuscì a pareggiare 1-1 grazie ad un gol di Ferrante che rispose al vantaggio iniziale dei galletti firmato da Diomedi. La prima vittoria del mese di marzo arrivò il 18 quando a Firenze la squadra di Pesaola si impose per 1-0 (con gol di Chiarugi) nella gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa Campioni contro il Celtic, che, ovviamente, non servì ai viola per evitare l'eliminazione dalla più importante manifestazione continentale.
In campionato la Fiorentina era scivolata al quinto posto a 6 punti dal Cagliari capolista, ma quel venerdì 20 marzo 1970 i tifosi della Fiorentina, decisamente abbattuti e delusi, stavano cullando un'idea che avrebbe potuto risollevare loro parte del morale: due giorni dopo al Comunale fiorentino sarebbe arrivata la Juventus seconda in classifica a solo due punti dal Cagliari, e la voglia di rilanciarsi era tanta...

Riproduzione dell’articolo consentita solo previa citazione della fonte www.museofiorentina.it e del nome dell’autore

 

19 marzo

19 MARZO 1958: L’emozione è tanta ma i ragazzi viola si fanno onore
Massimo Cecchi

Reduce dalla brutta sconfitta di Napoli e in prossimità di grandi cambiamenti tecnici, la Fiorentina affronta in amichevole al comunale i britannici del Nottingham Forest: è il 19 marzo del 1958. Bernardini, prossimo al passo d’addio dopo splendide stagioni non vittoriose quanto la sua squadra avrebbe meritato, ne approfitta per mettere alla prova qualche giovanotto di belle speranza affiancato ai mostri sacri della formazione titolare. Accanto a Julinho, Lojacono e Segato, troviamo Fiaschi, Greatti, Pini e Morosi. Il Nottingham è avversario di rilievo: in formazione hanno due nazionali inglesi e due scozzesi e si apprestano a plasmare la squadra che vincerà, l’anno successivo, la Fa Cup, titolo importante in Gran Bretagna quanto il campionato. Troviamo quindi nella formazione viola Fiaschi al posto di Robotti, Pini al posto di Chiappella, Greatti al posto di Virgili e Morosi al posto di Bizzarri.
I ragazzi si trovano nello stadio nel quale hanno da sempre sognato di giocare, con oltre cinquemila spettatori che li osservano, accanto a grandi campioni come Sarti, Orzan, Julinho e, come avversari, giocatori di uno dei club di football più antichi al mondo e che bada molto al sodo per portare a casa il risultato. L’emozione tradisce soprattutto Greatti e Morosi sui cui piedi arrivano diverse occasioni da rete grazie ai funanbolismi di Julinho e Lojacono ma che per troppa foga non riescono a trasformare.
Il match termina quindi senza reti. I ragazzi, ai quali si aggiunge anche Piero Gonfiantini subentrato a Orzan nel corso della partita, escono tra gli applausi del pubblico e i complimenti di Bernardini. Si avvicina la fine del ciclo della prima grande Fiorentina ma il futuro prossimo è già scritto.  

Riproduzione dell’articolo consentita solo previa citazione della fonte www.museofiorentina.it e del nome dell’autore

 

18 marzo

18 MARZO 1980: A Thonon-les-Bains nasce il portiere-centravanti

Stefano Borgi
 
Non ci risulta che Sebastien Frey abbia mai segnato un gol. Ancor meno che calci i rigori, e non lo abbiamo neppure mai visto lanciarsi in area avversaria... magari per salvare il risultato all'ultimo minuto. E allora, perché portiere-centravanti? È presto detto: Sebastien Frey, segnatamente nei suoi anni fiorentini, incideva sulla classifica come e più di un centravanti. Con i suoi interventi, le sue parate, la sua presenza in area di rigore. Ed anche nello spogliatoio, visto che "Seba" era un vero e proprio collante tra squadra, pubblico ed allenatore. Inutile ricordare i miracoli di Liverpool, quando la Fiorentina vinse ai rigori contro l'Everton. Oppure le parate decisive all'Olimpico di Torino, quando i viola conquistarono la prima qualificazione Champions dell'era Della Valle. E ancora, una partita a caso... Ricordate un Fiorentina-Lazio quando il portierone francese divenne l'incubo di Pandev e Zarate, prima che Gilardino segnasse il gol vittoria al 90'? Ecco perché ci piace celebrare e ricordare il compleanno di Sebastien Frey, anni sempre ben portati, seppur accompagnati da un'altra maglia. Noi lo abbiamo negli occhi, solo e sempre vestito di viola.
 
Riproduzione dell’articolo consentita solo previa citazione della fonte www.museofiorentina.it e del nome dell’autore
 
 
Pagina 2 di 6

Leggi tutte le News

Leggi tutte le News

Leggi tutte le News

 
 
Facebook Museo Viola
Feed
Museo Fiorentina - Museo Viola
>> Home NEWS BATTITO VIOLA

MUSEO FIORENTINA

Sede Legale: Via Leonardo Ximenes 55B - 50125 Firenze

UTENTI ON LINE

 247 visitatori online

 

MOTORE DI RICERCA - Museo Viola

AREA RISERVATA

SERVICE