Palloni, il viola nel cuore e l'azzurro nel destino

14 maggio 1936: la Nazionale italiana Campione del mondo in carica si allena in vista della sentita sfida contro l’Austria in programma tre giorni più tardi allo Stadio del P.N.F. di Roma. Si tratta di una gara amichevole ma la rivalità tra le due nazionali affonda le radici nelle non lontane questioni belliche che hanno portato alla liberazione delle regioni irredentiste del nord-est.

 

Il mese più piovoso dell’anno regala alla Nazionale azzurra (oggi in maglia bianca) un pomeriggio ricco di pioggia, vento e, a tratti, anche grandine. L’avversario scelto per saggiare i garretti dei Campioni nel nuovo impianto fiorentino Giovanni Berta, è la Fiorentina di Guido Ara che offre agli ospiti anche il proprio secondo portiere Ivo Baggiani per sostituire l’acciaccato Masetti. Ara, in accordo con il Commissario Unico Vittorio Pozzo, schiera una formazione giovane e volonterosa ma corretta per evitare qualsiasi spiacevole evento che potesse ammaccare le nobili caviglie di Piola, Meazza, Demaria e Colaussi.
 
Al termine della prima frazione e con l’Italia avanti di una rete grazie proprio alla mezzala argentina, Ara butta nella mischia Negro in luogo di Benassi e un ragazzino di 19 anni al posto di Querci: si tratta di Giorgio Palloni, fiorentino di nascita e mediano emergente nelle squadre minori viola con le quali ha anche fatto un’apparizione nel vittorioso campionato italiano cadetti. L’incontro verrà raccontato come un “allenamento svolto in un ambiente sano, su un ottimo terreno e contro avversari pieni di volontà.” 

Un match, seppure di allenamento, disputato nella propria città, nel proprio stadio e contro i giocatori più forti del mondo non si dimentica. Neanche quando si ha la forza nei muscoli e nella testa dei 19 anni, quando tutto sempre possibile e il futuro è a portata di mano. Giorgio Palloni serberà il ricordo di quel pomeriggio piovoso, della sua amata maglia viola inzaccherata di fango e sudore e le strette di mano finali con i complimenti dei Campioni. Qualche mese più tardi, è il 3 di dicembre del 1936, si replica: questa volta ai Campioni viene anche concesso l’onore di giocare indossando la maglia viola, mentre i ragazzi di Ottavio Baccani ne scelgono una verde. Stesso terreno di gioco, stesso schema di allenamento e medesima emozione per il nostro Giorgio che, in questa occasione, disputa per intero il match durato 75 minuti. 
 
3 dicembre 1936: i giovani viola (in maglia verde) marcano una rete agli azzurri (in maglia viola)
 
Per Lui sono le prove generali per il debutto ufficiale in prima squadra che avverrà il giorno dell’Epifania 1937 in una gara di Coppa Italia a eliminazione diretta in Sicilia contro il Catania. La sfida non è fortunata per i nostri colori: dopo il pareggio per 1-1 dei tempi regolamentari, i ragazzi gigliati cedono agli attacchi dei padroni di casa durante i supplementari incassando due reti e venendo così eliminati. Insieme a Innocenti, Pintossi e Giovannoni, Palloni ha ben figurato meritandosi la conferma nella partita di campionato del 10 gennaio successivo a Torino contro la Juventus. Sarà un’altra amara sconfitta ma, per Giorgio, un altro motivo per la Sua presenza nella storia della Fiorentina.

Da due giorni Giorgio - classe 1917 - ha raggiunto i suoi avversari Campioni del Mondo di 79 anni fa. Siamo certi che lo riconosceranno e gli tributeranno nuovamente quelle amichevoli pacche di plauso sulle spalle che giustamente lo inorgoglirono. I tuoi cari ti hanno perduto al loro affetto pur con la consapevolezza della fortuna che hanno avuto ad averti vicino per così tanti anni. La Fiorentina ha perduto la grinta di un ragazzo di 19 anni pronto a scalare le montagne per la sua maglia. Il Museo Fiorentina ha perduto il racconto delle emozioni dei tuoi ricordi. Prima di abbracciarti e lasciarti andare a stringere la mano di Meazza e di Pozzo, vorremmo da te una confidenza: hai avuto una vita da atleta e avevi 98 anni. Mangiavi carne, vero?     
 
 
 
 
 

Autore

 

Massimo Cecchi

 

 

 

 

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