L’infinito amore per la nostra città e la passione per la sua squadra di football, ci condurrà per mano alla ricerca ed alla riscoperta di tanti protagonisti e semplici atleti che, con la loro dedizione, hanno orgogliosamente indossato il biancorosso ed il viola. C’è il Capitano per eccellenza, il numero dieci dei nostri sogni, campione leale e senza eguali, 429 volte con la maglia viola cucita al petto, Giancarlo Antognoni.
C’è il più straordinario realizzatore che abbia vestito la maglia viola, uno svedese fiorentino che, dopo 211 braccia alzate, piange quando deve lasciare Firenze, Kurt Hamrin. C’è un’altra imprendibile ala destra che altri palcoscenici portano alla ribalta nazionale e mondiale, che insieme ad altri dieci fenomeni non perde mai una partita ma che, sino alla fine, porta il suo immenso amore viola nel cuore e, con una spilla, sul bavero della sua giacca, Romeo Menti. C’è un goleador arrivato in piroscafo da un paese lontano, il cui football è imbattibile per chiunque, che, con 25 reti in 27 partite nel Suo primo campionato, sprovincializza la maglia viola e che, quando torna in patria, chiama Fiorentina una scuderia di Sua proprietà, Pedro “Perucho” Petrone. C’è il primo Campione del mondo, Mario Piziolo, che la disdetta di un infortunio nella Sua Firenze e davanti al Suo pubblico e la vergognosa dimenticanza di qualche dirigente, ha privato, per 54 anni, del giusto riconoscimento tributato ai Campioni. C’è un perfetto centrocampista romano, giovane ma già Capitano, con il quale la Fiorentina, nell’arco di venti anni, riesce ad essere protagonista solo se Lui c’è, non importa se in campo o in panchina, e che conduce la nostra Nazionale, dopo trent’anni di oblio, sulle vette d’Europa e del mondo, Giancarlo De Sisti. C’è un ragazzo argentino, proveniente silenziosamente dal Cile, che, sino al momento di un banale infortunio che gli fa interrompere la carriera, fa impazzire di gioia i tifosi con il Suo gioco ricco di divertimento e di realizzazioni, Miguel Angel Montuori. C’è un mediano che, unico nella nostra storia, vince in campo, vince in panchina e lascia uno splendido lavoro pronto per continuare ancora a vincere, e che quando Firenze chiama risponde sempre presente, Giuseppe Chiappella. C’è una mezzala straordinaria che è talmente innamorato della sua Fiorentina che, in una occasione, chiede al suo allenatore di non giocarci contro e che mette la propria competenza a disposizione del Club per raggiungere talenti da lanciare in prima squadra, Egisto Pandolfini. C’è, infine, un campione brasiliano, pareti di casa tinteggiate di viola per la nostalgia e che rivaleggia soltanto con Garrincha, l’unico al suo livello, Julio Botelho detto Julinho. Occuparsi solo di questi monumenti non renderebbe giustizia a coloro che, campioni o no, sono usciti dal tunnel degli spogliatoi ed hanno udito il boato della folla, accomunati, in quel magico momento, ai celebrati talenti.
Tutto ciò è iniziato sul polveroso campo della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas, in via Bellini, divenuto poi la prima arena dell’epopea gigliata: Károly Capskay, che i nostri concittadini chiamavano più semplicemente “Cespai”, ex giocatore ungherese della Libertas e primo allenatore della neonata squadra biancorossa, nonché primo maestro di calcio in terra fiorentina; Mario Baldini, autore della prima rete in assoluto della storia del Club; Giovanni “Nane” Borgato, sfortunato autore della prima autorete della nostra storia; Enzo Bandini, primo giocatore biancorosso allontanato anzitempo dal campo di gioco; Zelante Salvatorini, l’unico a disputare, nel primo campionato del 1926, tutti gli incontri del girone e che trasforma in rete il primo calcio di rigore; Rodolfo Volk, il primo bomber gigliato, costretto a giocare sotto il falso cognome “Bolteni” per motivi burocratici; Roberto Mazzacurati, una presenza contro la celebrata Juventus nel 1928 e poi più nulla ed Edgardo Bassi, prima giovane promessa tutta fiorentina e lanciato in mischia a soli diciassette anni. Loro sono i nostri primi atleti che i nostri nonni hanno amato e che, attraverso il loro insegnamento di rispetto della memoria, abbiamo imparato ad amare anche noi: non avevano né sponsor né numeri sulle maglie, non avevano docce calde negli spogliatoi, non rilasciavano interviste a bordo campo e non avevano a disposizione costose cliniche private per rimediare ad inevitabili infortuni. Anche loro, però, portavano fieramente un giglio rosso all’altezza del cuore. Firenze è la Fiorentina, la Fiorentina è Firenze.
Autore
Massimo Cecchi





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